Completato il restauro della Loggia dei Vini di Villa Borghese: il monumento torna alla città di Roma
08-06-2026
Dopo 3 anni, si è concluso il restauro della Loggia dei Vini di Villa Borghese, l'intervento donato da Ghella alla città di Roma e realizzato da R.O.M.A. Consorzio con la cura scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Avviato nel 2024 e articolato in tre lotti successivi, il progetto ha permesso di recuperare e valorizzare uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del parco storico di Villa Borghese. Con il completamento dell'ultimo lotto, la Loggia è restituita al pubblico nella sua interezza e riaprirà ufficialmente l'11 giugno in occasione dell'inaugurazione di LAVINIA, il progetto di arte contemporanea realizzato da Ghella, a cura di Salvatore Lacagnina.
Costruita tra il 1609 e il 1618 su progetto di Flaminio Ponzio e successivamente completata da Giovanni Vasanzio per il cardinale Scipione Borghese, la Loggia dei Vini – anticamente chiamata Ninfeo di Villa Borghese – era uno degli spazi più originali e scenografici della villa. Pensata come luogo di incontro e rappresentanza durante la stagione estiva, ospitava banchetti, feste e ricevimenti dedicati agli ospiti della famiglia Borghese.
Il complesso si sviluppa attorno a un padiglione rustico a pianta ovale, caratterizzato da otto pilastri in pietra e affacciato su un ampio emiciclo. Al di sotto della Loggia si trova la cosiddetta Grotta dei Vini, un ambiente ipogeo di origine romana utilizzato per conservare il vino al fresco e collegato al Casino Nobile attraverso un passaggio sotterraneo. Le fonti dell'epoca descrivono questo spazio come una vera e propria "dispensa di nettari e d'ambrosie", cuore dell'attività conviviale voluta dal cardinale Scipione.
In origine il Ninfeo era arricchito da sculture, fontane e preziosi arredi marmorei. Al centro del loggiato si trovava una grande tavola in marmo destinata ai banchetti, mentre sofisticati giochi d'acqua e dispositivi scenografici contribuivano a sorprendere gli ospiti. Nel corso dei secoli gran parte di questi elementi è andata perduta, rendendo ancora più importante il lavoro di recupero e valorizzazione realizzato negli ultimi tre anni.
Nel corso del tempo il complesso ha perso gran parte degli elementi che lo decoravano e ha subito un progressivo degrado. Il restauro ha consentito di arrestare questo processo e di recuperarne le principali caratteristiche architettoniche.
Il primo lotto di lavori, concluso nel 2024, ha interessato gli ambienti interni del loggiato e la scala di accesso. L'intervento ha permesso il recupero della volta decorata, delle cornici in stucco e dell'affresco seicentesco del Convito degli Dei di Archita Ricci, oltre al consolidamento dei pilastri danneggiati dalle infiltrazioni.
Nel 2025 il secondo lotto ha riguardato il restauro delle superfici esterne del loggiato rustico e il ripristino degli intonaci, restituendo leggibilità all'architettura del padiglione.
Con il terzo e ultimo lotto, concluso nel 2026, sono stati restaurati gli intonaci dell'emiciclo che circonda la Loggia ed è stata ripristinata la pavimentazione in cotto all'interno del loggiato, completamente perduta nel corso del tempo.
Per la realizzazione del nuovo pavimento è stata coinvolta Maestri del Cotto, fornace artigianale di Città della Pieve specializzata nella produzione di cotto fatto a mano e cotto a legna. L'azienda conserva tecniche di lavorazione tradizionali che prevedono la selezione di argille naturali, la formatura manuale dei pezzi, una lenta essiccazione all'aria e la cottura in forni alimentati a legna. Un processo che restituisce materiali dalle sfumature e dalle imperfezioni naturali, in continuità con la tradizione storica del cotto.
Con la conclusione dei lavori si chiude un percorso di recupero durato tre anni: un intervento che si inserisce nell'impegno di Ghella per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e che restituisce alla città un luogo storico rimasto per lungo tempo ai margini della fruizione pubblica.
Crediamo che la memoria sia viva, che la bellezza pubblica abbia valore e che prendersi cura del passato sia una parte essenziale della costruzione del futuro.